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Leonardo Zanier: il sindacalista poeta

“S’intitola Una vita migrante. Leonardo Zanier, sindacalista e poeta (1935-2017), il libro edito da Carocci e scritto a quattro mani dallo storico Paolo Barcella e dallo studioso di letteratura delle migrazioni Valerio Furneri, in libreria dal 21 maggio. Si tratta della biografia di una delle personalità politico-sindacali più importanti dell’emigrazione italiana in Svizzera, nonché poeta in lingua friulana tra i più apprezzati del Novecento. Il libro nasce soprattutto da un profondo lavoro d’archivio presso la Fondazione Pellegrini Canevascini che si è occupata dell’organizzazione delle carte di Zanier e che ora le conserva nei suoi fondi, presso l’Archivio di Stato di Bellinzona”. Ne scrive Mattia Lento che ha intervistato Barcella per tvsvizzera.it e swissinfo.ch.
“D. perché possiamo considerare Leonardo Zanier come una delle personalità più importanti della migrazione italiana in Svizzera del secondo dopoguerra?
R. Leonardo Zanier emigra in Svizzera alla fine degli anni Cinquanta ed entra dopo pochi anni in contatto con le Colonie libere italiane, l’associazione nata dall’antifascismo italiano in Svizzera. Verso la metà degli anni Sessanta ne diventa responsabile culturale e si occupa soprattutto di formazione professionale dei lavoratori italiani nella Confederazione. Le attività formative delle Colonie, molto importanti per i lavoratori emigrati spesso dotati di una qualificazione non adeguata al mondo industriale elvetico, erano soggette a molte pressioni da parte delle autorità e dell’imprenditoria, preoccupate dalla dimensione politica di quei corsi: da qui l’idea di portare in Svizzera una sede ECAP-CGIL. L’ente avrebbe permesso di consolidare le attività formative, facilitando i rapporti con le strutture sindacali locali. Zanier è quindi una figura di primo piano nell’ambito del sindacalismo migrante, ma allo stesso tempo assume, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, un ruolo politico di primo piano.
D. Ha guidato infatti l’opposizione migrante contro la prima iniziativa Schwarzenbach …
R. Esatto. Leonardo Zanier all’interno delle Colonie lavora sul fronte politico-culturale, ma anche su quello politico-sindacale. Le Colonie erano allora una realtà orientata fortemente a sinistra: al suo interno convivevano comunisti, socialisti e altre correnti minoritarie dell’antifascismo. Nel momento in cui si attivano le campagne xenofobe, Zanier sente l’esigenza di organizzare una resistenza, in alleanza con tutti i soggetti e le organizzazioni del mondo associativo italiano in Svizzera. In particolare, Zanier si spende per creare un ponte con l’ampio ventaglio di organizzazioni cattoliche presenti in Svizzera, come le Missioni cattoliche e le ACLI. Nonostante le differenze ideologiche, il mondo della migrazione italiana riesce a fare fronte comune e a organizzare un convegno a Lucerna, il 25 e 26 aprile 1970. Dal convegno nacque il «Comitato nazionale d’intesa fra le associazioni ed organizzazioni degli emigrati italiani in Svizzera», che riuscì a ottenere ascolto anche al di fuori del mondo dell’emigrazione. Zanier riuscì insomma a far prevalere una prospettiva di classe, al di là delle differenze ideologiche.
D. Perché Zanier considera la formazione come elemento centrale per i lavoratori migranti?
R. A partire dagli anni Sessanta, arrivano in Svizzera molte persone dalle campagne del Meridione d’Italia senza alcuna formazione, in qualche caso semianalfabeti. Formarli al lavoro industriale era quindi necessario. L’imprenditoria elvetica pensava a un tipo di formazione funzionale esclusivamente al lavoro. Anche il mondo cattolico italiano in Svizzera era orientato verso un tipo di formazione tecnica anche se dava valore allo sviluppo personale legato al percorso formativo. Per Zanier la formazione è necessaria per aumentare il potere contrattuale dei lavoratori stranieri ed è fondamentalmente un percorso di emancipazione personale e collettivo, perché permette di conoscere i processi produttivi, riconoscerne le nocività, prender coscienza dei propri diritti. Non è un caso che le autorità svizzere, che iniziano a sostenere la formazione organizzata dalle Colonie a metà degli anni Sessanta, esercitino anche pressioni affinché nelle aule non si parli di questioni politico-sindacali.
D. Zanier è tenuto sotto controllo per anni dalla polizia. Cosa ricaviamo dalle schedature della polizia a lui dedicate?
R. La polizia tiene sotto controllo Zanier dalla prima metà degli anni Sessanta fino alla fine degli anni Settanta, quando lui si trasferisce a Roma dove opererà come funzionario presso la CGIL nazionale. Le schedature sono documenti straordinari da cui è possibile ricavare elementi della biografia di Zanier dimenticati da lui stesso: da questo si evince la stretta collaborazione tra la polizia elvetica e quella italiana. Veniamo a sapere dai documenti che la polizia, come spesso succedeva, si informava presso il datore di lavoro, esponendolo al rischio di licenziamento. Dai documenti della polizia desumiamo che Zanier è stato un soggetto decisamente iperattivo, presente a tantissime riunioni, dedito a molte cause. Dalle schedature emerge tutta la paranoia maccartista delle autorità elvetiche: per anni Zanier è stato ritenuto un pericoloso sovversivo, un comunista attivo da tenere sotto controllo, in modi e forme decisamente fuori misura.
D. Parliamo della sua attività letteraria: quali sono gli elementi di novità emersi dalla ricerca?
R. Il nostro studio conferma la stretta connessione tra il lavoro letterario dell’autore friulano, la personalità e la sua vocazione politica. Valerio Furneri, attraverso il lavoro d’archivio, ha fatto luce su alcuni aspetti legati alla produzione poetica di Zanier e alla ricezione che ebbe. Le vicende editoriali della sua raccolta più famosa sono da questo punto di vista emblematiche: Libers … di scugnÎ lâ / Liberi … di dover partire nasce a cavallo tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta ed è pubblicato per la prima volta nel 1964. Le prime poesie della raccolta sono pubblicate su riviste legate all’associazionismo friulano sparse nel mondo. Zanier infatti vuole rivolgersi sin da subito a un pubblico popolare, ai lavoratori friulani che insieme a lui vivono l’esperienza dell’emigrazione. Comincia così un lavoro di diffusione, di circolazione in tutti i paesi in cui erano presenti emigranti italiani, oltre che di traduzione dei testi in diverse lingue: talvolta le traduzioni sfuggivano al controllo dello stesso autore, venivano pubblicate a sua insaputa. Dopo il 1964 seguiranno altre edizioni. L’edizione più famosa della raccolta è pubblicata nel 1977 da Garzanti e introdotta da Tullio De Mauro. A seguito del terremoto in Friuli del 1976, Zanier attira infatti le attenzioni anche al di fuori del mondo friulano. L’ultima edizione è del 2003 con le poesie tradotte in arabo”.

Boom di richieste di partecipazione alla Summer school su Pasolini in programma a settembre 2018

E’ sempre altissimo l’interesse per l’opera di Pasolini e lo conferma il successo – che va oltre le aspettative – riscosso dalla “chiamata” a partecipare alla prima edizione della Summer School “Pier Paolo Pasolini e l’impegno nella cultura italiana del suo tempo”, in programma a settembre nel Centro studi di Casarsa della Delizia (Pordenone), per offrire agli iscritti un’opportunità unica di studio e di confronto con studiosi internazionali, che li guideranno fra i temi dell’impegno intellettuale nella letteratura, nel cinema e nel lavoro giornalistico di Pasolini.
Sono state 46, su 20 posti disponibili (e i nomi dei selezionati saranno resi noti entro il 31 luglio) le richieste di partecipazione: 35 provengono da studenti che frequentano università italiane (da Udine a Palermo, passando per Padova, Venezia, Bologna, Milano, Siena, Pisa, Roma, Napoli, Salerno) e 11 da atenei stranieri: Spagna,Germania, Grecia, Francia, Regno Unito, Ungheria e Brasile I candidati – collocati a vari livelli del percorso universitario – sono studenti principalmente in Italianistica, Lettere moderne, Lettere e filosofia, Filologia moderna e Italianistica, ma anche del Dams, Beni culturali, Antropologia, Storia del cinema.
Il Comitato organizzativo della Scuola estiva, composto da Lisa Gasparotto e Paolo Desogus e il presidente del Centro studi Pasolini Piero Colussi si dichiarano “molto contenti di questa notevole risposta, perché ora ci pare ancora più evidente l’importanza di riunire attorno a un tavolo i giovani studenti e studiosi dell’opera pasoliniana di tutto il mondo: un’urgenza a cui finalmente riusciamo a offrire un’occasione concreta di realizzazione. Saranno giorni densi e belli – concludono – e non vediamo l’ora di accogliere tutti, docenti e studenti, a Casarsa e nella suggestiva cornice dei luoghi pasoliniani del Friuli”.
La Summer school è organizzata dal Centro studi, è affiliata alla Équipe Littérature e Culture Italiennes (ELCI) di Sorbonne Université, alle Università di Udine, di Trieste e Ca’ Foscari Venezia, e alla Società Italiana per lo studio della Modernità letteraria (MOD). E’ sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dal Comune di Casarsa della Delizia e dalla Fondazione Friuli.
L’attività di studio sarà suddivisa in sei sessioni e includerà due laboratori didattici, due serate dedicate a proiezioni e incontri di studio e un’escursione nei principali luoghi pasoliniani del Friuli. Le lezioni saranno tenute da specialisti italiani e internazionali fra i quali Marco Antonio Bazzocchi (Università di Bologna), Luciano De Giusti (Università di Trieste), Alessandro Del Puppo (Università di Udine), Davide Luglio (Sorbonne Université), Ricciarda Ricorda (Università Ca’ Foscari Venezia), Emanuela Patti (Royal Holloway, University of London), Raoul Kirchmayr (Università di Trieste), Gianluca Picconi (Università di Genova), Antonio Tricomi (Università di Urbino). I laboratori didattici saranno invece guidati dai coordinatori della scuola.
Info: 0434 870593, www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it

Pordenone, al Paff! arriva Fiabaliberatutti!

A marzo Pordenone diventa per un mese una vera e propria “Cittadella delle fiabe” grazie alla cooperativa Melarancia, aderente a Confcooperative
Pordenone, che organizza la rassegna Fiabaliberatutti! in collaborazione con il Comune di Pordenone. E quest’anno il tema scelto farà sicuramente riflettere le nuove generazioni sul futuro del nostro pianeta e sulle scelte che ognuno può compiere a favore dell’ambiente. Il titolo della quarta edizione è infatti “trasformAzione”, intesa come forza d’azione dell’individuo all’interno dell’ambiente e nelle relazioni sociali.
La rassegna aprirà il 16 marzo alle 17 con l’inaugurazione al pubblico negli spazi del Paff! Palazzo Arti Fumetto Friuli al Parco Galvani di Pordenone: cuore della mostra l’antologica di circa 80 opere provenienti dalla mostra internazionale d’illustrazione per l’infanzia Le Immagini della Fantasia di Sarmede, selezionate in base al tema annuale della rassegna, la trasformAzione. La mostra rimarrà aperta fino al 14 aprile.
Saranno protagoniste del progetto espositivo anche le opere realizzate direttamente da bambine e bambini del territorio attraverso dei materiali di riciclo davvero inusuali: i nostri rifiuti. La mostra Fiabaliberatutti! come detto è organizzata dalla cooperativa sociale Melarancia con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e con il patrocinio di Comune di Pordenone, Comune di Chions, Comune di Maniago e Comune di Porcia, con il supporto del Paff! (Palazzo Arti Fumetto Friuli) e con Gea, Mediateca Cinemazero, Cinemazero e Liceo Leopardi Maiorana Pordenone e in collaborazione con la fondazione Stepan Zavrel di Sarmede.
“La rassegna – spiega la presidente di Melarancia Giordana Panegos – prevede al suo interno diversi momenti, alcuni dedicati alla formazione degli adulti (le giornate della Pedagogia) altri invece pensati ad hoc per i bambini. Alle scuole dell’Infanzia e Primarie viene proposta una visita interattiva e ludica per imparare a leggere in modo originale le illustrazioni esposte e un laboratorio espressivo sul tema della trasformazione per liberare la creatività. Attraverso metodologie ludiche per quanto riguarda la lettura e l’interpretazione delle immagini esposte e attraverso il progetto di Ricicleria con l’utilizzo di plurimateriali per quanto riguarda la sperimentazione laboratoriale, saranno nove i laboratori proposti a cui potranno partecipare gli alunni delle scuole dell’Infanzia,
primarie e secondarie di primo grado”.
Le iscrizioni ai nove laboratori sono già aperte (info@melarancia.it). Si imparerà l’arte del collage, ispirandosi al libro Color Animal che racchiude 30 ritratti frutto del sapiente collage operato dall’illustratrice cilena Maya Hanisch. Oppure i bambini potranno cimentarsi con la tecnica dell’acquerello o i più grandi, del frottage ispirandosi alle illustrazioni di Rossana Bossù tratte dal libro “Chi sarà?” e le bolle di sapone colorate daranno al laboratorio quel pizzico di magia capace di ispirare i bambini alla bellezza.
E poi ognuno potrà costruire il proprio personalissimo Pinocchio nel laboratorio “A ritmo… come un burattino”. I bambini saranno spinti a riflettere sul nostro moderno stile di vita, attraverso il laboratorio ispirato al libro Andirivieni e anche qui, potranno imparare la tecnica del collage oppure, i più grandi la costruzione in 3D/Pop – up. Ispirandosi al libro “Las avanturas de Pinocho”, illustrato da Gabriel Pacheco, gli alunni delle scuole elementari potranno confrontarsi con la tecnica del collage e della costruzione con materiale di recupero. I ragazzi delle scuole medie, potranno invece sperimentare la costruzione con materiali di recupero, rileggendo le pagine di Don Chisciotte.
Su prenotazione, durante i pomeriggi, al sabato, alla domenica e nelle giornate festive vengono organizzati laboratori e visite guidate genitore/bambino (a condizione del raggiungimento del numero minimo di partecipanti).
In più in collaborazione con Cinemazero e con il Centro di Formazione e Pratica Psicomotoria Aucouturier Arfap ci sono 4 appuntamenti con le Giornate della Pedagogia: il primo, già svolto su cinema e pedagogia; il secondo il 20 marzo a palazzo Badini alle 18 sulla maturità psicologica con la professoressa Sonia Campostella; il terzo il 27 marzo a palazzo Badini alle 18 sulla relazione educativa con la professoressa Sonia Campostella; il quarto il 15 novembre con il professor Bernard Aucoutourier.
“Con questa inziaziatia – dichiara il presidente di Confcooperative Pordenone Luigi Piccoli – Melarancia dimostra come l’arte per l’infanzia possa aprirsi a tutta la comunità con un messaggio di impegno verso il futuro quale è il rispetto dell’ambiente. L’essere cooperativa vuol dire anche avere questa sensibilità speciale per progetto d’ampio respiro”.